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Quei tesori scoperti dal... metanodotto

 
 
 

Gazzetta del Sud Domenica 2 Novembre 2008

Primo Piano

Viaggio lungo la "scia" degli scavi archeologici effettuati dalla Soprintendenza durante i lavori per la posa dei tubi lungo la condotta dei tubi del gas naturale

Quei tesori scoperti dal... metanodotto

Interessate vaste aree a Rometta, Spadafora, Venetico, San Pier Niceto, Tripi e Fondachelli Fantina

Articolo di Nuccio Anselmo

Seguendo il metanodotto. Tra i fiumi e le montagne, tra campagne e vigneti. E così le testimonianze dell'età passata riemergono dall'oblio di secoli e secoli a Tripi, Fondachelli Fantina, Spadafora, San Pier Niceto, Venetico e Rometta. A comferma che la nostra provincia è ricca, ricchissima di risorse archeologiche, basta programmare gli scavi e saperli rendere fruibili a tutti.

E questa è la storia degli scavi che in pratica hanno accompagnato i lavori di realizzazione delle condotte del metanodotto lungo le terre della nostra provincia, seguiti passo passo dai tecnici della Soprintendenza di Messina, e in particolare dal funzionario Maria Clara Martinelli, così come adesso la legge prevede quando si tratta di grandi opere. È molto interessante quindi tracciare una vera e propria mappa di tutto quello che negli ultimi mesi è emerso nei vari siti sondati dalla Soprintendenza. La mappa la ricostruiamo a colloquio con il direttore del Servizio dei beni archeologici della Soprintendenza, Gabriella Tigano, e con l'archeologa Maria Clara Martinelli, che ha seguito da vicino i lavori.

Siamo sul monte Bammina, a Tripi, a 630 metri dal livello del mare. Lì è venuto fuori addirittura un insediamento preistorico, databile alla prima metà del II millennio a.C.. La posizione geografica, unita alla dinamica e alla scarsa consistenza del deposito archeologico (che è spesso circa un metro, ha fatto ipotizzare agli archeologi che il sito sia stato frequentato per un periodo limitato nel tempo, presumibilmente nell'arco di una stagione.

Ma non basta. Sempre sul monte Bammina è emerso anche un insediamento agricolo di età medievale, che conserva i resti di un crollo relativo ad un vano e ad una "corte" esterna. I materiali rinvenuti, che consistono in frammenti di ceramica, sono ascrivibili ad età Sveva (fine XII-inizio XIII d.C.). Fuori della casa, sul lato est della corte, era stato sepolto un individuo di cui si sono conservati i resti.

E "camminando" siamo in Contrada Casazza, a Spadafora dov'è stata rinvenuta parte di una villa agricola (una "fattoria") di età romana. La villa si estende su un'area di circa 300 metri quadrati, su quattro ambienti, di cui tre ben delimitati e un corridoio. Le strutture murarie sono tutte piuttosto imponenti e presentano la stessa tecnica costruttiva: sono state rialzate utilizzando grossi blocchi lapidei. All'interno della fattoria è stata recuperata la parte terminale di due grossi pithoi (sono grandi contenitori per la fermentazione del vino, n.d.r.), di cui si conserva ancora parte della muratura costruita intorno. Il sito fu frequentato tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C.. Le strutture murarie della fattoria sono state restaurate e consolidate per la loro conservazione e successivamente sono state ricoperte. La Soprintendenza ha avviato la procedura per il vincolo.

A Fondachelli Fantina, in un'area piuttosto estesa, gravemente intaccata da precedenti lavori agricoli e dalla realizzazione di terrazzamenti, sono venuti alla luce un lembo di un abitato tardo romano-bizantino (IV-VII secolo d.C.) e un gruppo di sepolture di una tipologia dello stesso periodo, realizzate con lastre di pietra conficcate verticalmente all'interno della fossa.

Tutti i reperti rinvenuti sono stati recuperati dalla Soprintendenza e sono attualmente in corso di studio e di restauro. Per quel che riguarda l'abitato sono interessanti alcuni grandi dolii, che venivano utilizzati per la conservazione di derrate agricole. Le sepolture erano per lo più prive di corredo funerario ad eccezione di una, che ha restituito una brocchetta acroma. Il rinvenimento riveste particolare rilievo dal punto di vista storico in quanto è la spia della diffusa occupazione agricola in epoca tardo antica e bizantina, lungo le cosiddette direttrici fluviali, i fiumi.

Ci spostiamo a Rometta, frazione S. Andrea. Lungo la Provinciale sono venute alla luce alcune sepolture che facevano parte di una necropoli dell'età del Bronzo Antico (XVIII-XVI sec. a.C.). Il rito funebre prevalente era quello detto "ad enchytrismos", che consisteva nel deporre il defunto all'interno di una grande vaso (pithos) in posizione rannicchiata. Il pithos veniva interrato e ricoperto da un cumulo di pietrame che rimaneva visibile. Dalle nostre parti ci sono altre necropoli simili a Messina, Milazzo, Naxos e a Lipari. L'area occupata dalla necropoli ha subito nel corso del tempo le alluvioni causate dal fiume e le frane di terreni argillosi e sabbiosi. Tutto ciò ha comportato una parziale distruzione delle tombe già in epoca preistorica ed in seguito l'imponente interramento che le hanno nascoste e protette fino ai nostri giorni. Lo scavo archeologico ha indagato quattro sepolture: erano state scavate nel banco di arenaria in pendenza, creando una fossa con una parete che formava una sorta di grotticella artificiale. Sul fondo concavo era stato inserito il pithos sostenuto da pietrame e chiuso all'orlo da una teglia. I resti umani erano ben conservati solo in una delle tombe.