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Come leggere le icone

 
 
 

Con lo scopo di far scoprire alla cittadinanza il mondo delle icone, è stata promossa un'interessante mostra dedicata alla conoscenza delle icone dall'Ass. Umanitaria San Basilio e curata da Padre Lino Pancrazio, Pastore della Chiesa Cristiana Ortodossa dei Santi Monaci Messinesi Marina e Nicandro, presso il Castello di Spadafora.

foto della locandina come leggere le icone

Il libro, così come la mostra presentata a Spadafora, rende chiara la differenza tra Immagine Sacra e Icona Sacra. In occidente le immagini sacre hanno avuto una propria involuzione, spingendosi nello stile conosciuto come manierismo, producendo Immagini Sacre con una sua tipica proprietà propedeutica e dottrinale. Viceversa, nell'Ortodossia, sia orientale che occidentale, è rimasta immutata la tradizionale Icona Cristiana, nata dai Canoni Conciliari (del VII Concilio) e dagli interventi dei Padri della Chiesa, che nel tempo non è mai cambiata.

Il libro e la mostra si propongono anche di far conoscere la bellezza del Cristianesimo Primitivo (Ortodosso) conforme ai dogmi e fedele alla dottrina, attraverso l'arte elegante e raffinata delle Icone; quindi spiega perchè "tutte le Icone non sono Icone". Avvicinare i fedeli occidentali all'Icona Sacra, e metterli in condizione di riconoscerla e di leggerla. Si! Leggerla, perchè uno dei segni essenziali dell'icona, pur essendo un'immagine, non è guardarla, ammirarla, bensì leggerla e venerarla. Il pittore occidentale usa la tecnica pittorica per riprodurre modelli tratti dalla natura (oggetti, animali o persone) o nati dal suo ingegno; all'opposto l'Iconografo, lo scrittore delle Icone, descrive il Mistero Divino tramite gli elementi cromatici, la simbologia, la Tradizione Cristiana e la sua spiritualità interiore.

L'Iconografo ortodosso prima di iniziare il suo lavoro, si nutre di sacro con la Preghiera e il Silenzio, ossia l'Esicasmo. In questo modo la tecnica pittorica diventa armonia, il colore assume un valore metaforico riuscendo ad esprimere la gioia della fede, il "Mistero contemplato", "la verità Cristiana visibile all'uomo". Il contenuto dell'icona diventa la chiave interpretativa del Divino. L'Icona si fa dossologìa (dal greco, doxologia = glorificazione), vale a dire una formula Liturgica per glorificare Cristo, così come dice l'Apostolo Paolo ai Corinzi: "Noi contempliamo, come in uno specchio, la gloria del Signore".

Manierismo, il termine è stato coniato da Vasari (nel 1520) e consiste nel privilegiare la tecnica sul significato. Si ritrova in tutte le epoche, ma principalmente a partire dalla fine del XV secolo in diverse modelli:

-con movimenti ampli ed esagerati dei personaggi, senza una reale motivazione rispetto al tema. - con espressioni di inquietudine o tormento. - con una abbondanza di dettagli insignificanti. - con abiti che modellano eccessivamente la forma umana. - con ornamenti esagerati. - con dettagli realistici o storielle artificiosi di verità.

Esicasmo: dal greco hesychia, quiete. Ascesi mediante l'invocazione incessante del nome di Gesù o di preghiere nel silenzio della natura.

La parola "icona" deriva dal greco "eikòn", che significa immagine, ritratto. L'Icona Cristiana nasce con Cristo, indica specificatamente qualcosa che è definito: "il Verbo si è fatto carne e l'Invisibile è reso visibile. Dio ha assunto un viso", laddove nello stesso tempo nasconde il Mistero Divino non visibile all'umanità.

Tutti i termini della Tradizione Cristiana derivano dal greco, prima lingua ufficiale del "Cristianesimo", il latino fu introdotto dopo l'editto di Milano (anno 313); primo latinista cristiano fu san Gerolamo, che copiò i testi dal greco in latino. Bisogna tenere presente che la "Versione dei Settanta", denominazione data alla più antica versione greca della Bibbia che sarebbe stata compiuta ad Alessandria per ordine di Tolomeo II (285-246 a.C.) da settantadue traduttori ebrei in settantadue giorni. Gli storici sono concordi nel ritenere che realmente verso la metà del III secolo a.C. si iniziò, col Pentateuco, una traduzione greca della Bibbia. Si fecero, poi, altre traduzioni, finchè si ebbero in greco tutti i libri della Bibbia ebraica. La "Versione dei Settanta" fu il testo in uso nella Chiesa Cristiana dei primi secoli, e continua a esserlo nelle Chiese Ortodosse. Mentre il Nuovo Testamento (Vangelo, Epistole, Atti e Apocalisse) fu scritto direttamente in Greco.

La prima icona appare nel IV secolo, nata dall'arte delle catacombe e da quella funeraria, introducendo il simbolo del volto. Negli anni precedenti si evitò di raffigurare Dio, raccogliendo argomenti di proibizione nell'Antico Testamento, e nella costante paura (giustificata) di cadere nell'idolatria. La proibizione che troviamo nell'Esodo e nel Deuteronomio di raffigurare Dio non vale più. L'uomo creato "ad immagine di Dio", "è predestinato ad essere conformi all'immagine del Figlio suo,...", trasformato "nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo come agisce lo Spirito del Signore".

I Padri hanno separato l'Icona dall'idolo, mettendo in risalto che l'icona non pretende di essere colui (o colei) che raffigura, perchè non è della stessa natura del suo modello. Il prototipo, che è divino-umano (Cristo) oppure l'umano deificato (Maria, o il santo), si rende presente e accogliente nell'immagine che rappresenta la sua "somiglianza", facendosi trasparenza personale, "secondo la somiglianza dell'ipostasi".

L'icona esige alcuni "segni" tangibili che distinguono il raffigurato "dagli altri individui della stessa specie" (Antirrheticus III,1,34). La rappresentazione è"composta da alcune proprietà" (Antirrheticus III - 1, 17). Raccoglie realismo e astrazione per suggerire (vedi le icone che rappresentano san Giovanni Battista), l'identità dell'umiliazione e dell'elevazione; o la "morte in croce" come "vittoria sulla morte", senza sofferenza fisica ma con "trionfalismo" secondo una concezione umana della gloria.

L'icona permette anche l' "incontro degli sguardi"; Clement Olivier dice: "Sono guardato da uno sguardo di santità, uno sguardo al di là della morte che mi trascina verso questo aldilà. Uno sguardo da risorto che sveglia in me la mia resurrezione e l'immagine di Dio come una chiamata alla libertà e all'amore".

La Teologia dell'Icona ha trovato la sua definizione (l' horos) nel VII Concilio Ecumenico (II Concilio di Nicea, anno 787). Il "modello rappresentato" deve accordarsi con il Vangelo. La Sacra Scrittura e l'Icona si "rimandano l'una all'altra". L'icona non ha soltanto un valore pedagogico, ma anche di "Mistero = Sacramento", manifesta una benedizione esclusiva, quindi diventa Liturgia.

L'icona è il frutto della Tradizione Cristiana, è un'opera d'arte a lungo meditata ed elaborata con pazienza da generazioni di maestri. L'iconografo è l'esecutore di un opera che lo sovrasta, in essa non debbono mostrarsi nè i suoi stati d'animo, nè la sua sensualità e, di conseguenza, nemmeno la sua firma..

Nelle Chiese Ortodosse l'iconografia regolamentata dai Canoni, dogmi di Fede, e dalla Tradizione ha creato un sistema armonico, che mostra all'uomo il vero percorso della vita Cristiana immutata nei secoli. L'iconografo non ha bisogno di nuovi metodi di rappresentazione, essi già esistono; egli conosce i principi di riproduzione delle immagini della Fede Cristiana, ed è consapevole di avere il limite della libertà creativa, tramite la conoscenza del frutto intellettuale e della spiritualità delle generazioni passate.

La bellezza dell'icona viene dalla certezza spirituale, dal rigore del simbolismo, dalla ammirazione individuale e dal culto dei fedeli uniti nel corso della Liturgia. L'icona rappresenta personaggi stilizzati e irreali, intrisi di concretezza e del rispetto delle forme, senza deviare nel realismo. I corpi dipinti non hanno nulla di carnale, essi sono sempre trasfigurati: l'uomo terrestre si trasforma in "uomo celeste". I colori concorrono alla bellezza dell'Icona, e assumono un rilievo fondamentale e simbolico nella Tradizione Cristiana.

Sia il libro che la mostra mettono in rilievo alcune icone come quella della "Trinità" di Andrei Rubljov. Le Icone della "Madre di Dio" (Madonna), e in particolare le cinque fondamentali: "La Vergine Orante o Panaghia", "Odighitria o La Vergine che mostra la Via", "La Vergine della Tenerezza o Eleousa", "La Vergine Kyriotissa o Panachranta", "La Vergine della Supplica Haghiosoritissa". Le "Icone della Croce e di Cristo"; quelle della "Natività", del "Battesimo", della "Resurrezione" e dello "Ingresso a Gerusalemme".

Dei santi: Sant'Antonio il Grande, padre dei monaci; san Nicola vescovo di Mira; San Basilio il Grande (che non ha fondato alcun ordine monacale e in particolare i Basiliani, partoriti nella mente malata di alcuni studiosi occidentali al soldo dell'inquisizione); santa Maria Maddalena; santa Caterina d'Alessandria; San Filippo Cacciaspiriti (conosciuto come di Agira); santa Marina la Messinese (di Castanea). Quindi l' "Iconostasi" dal greco eikon -`nos, immagine e stàsis, collocazione, indica la separazione fra la navata centrale e il presbiterio; la "Croce benedicente"; il "Turibolo"; la "Protesi"; l' "Angolo bello o del Paradiso"; ...

Protopresbiero Padre Lino Pancrazio Rettore a Messina della "Chiesa Cattolica Apostolica Ortodossa dell'Europa Occidentale e delle Americhe" Metropolia di "Longbardia e Aquileia"

Video 1 della mostra - Padre Lino Pancrazio e i ragazzi dell'istituto comprensivo,scuola media "G.Verdi" di Spadafora

Video 2 della mostra - I ragazzi della scuola media di Venetico

30 Ottobre 2008 - Elisa Pontuale.

 

 

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