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"Martino" Lo Scheletro Scoperto Nel 2007

 
 
 

LOCALITÀ SAN MARTINO - SPADAFORA

La località di San Martino nel comune di Spadafora si trova a circa 23 Km a SO di Messina. Il borgo sorge su una collina a 250 m. s. l. m., distante circa 4 Km dall’abitato di Spadafora e dal mare.
Il versante tirrenico della zona nord-orientale della Sicilia costituisce la parte meridionale dell’arco calabro-peloritano.Le zone vicine registrano anche la presenza di strati di argilla marnose grigio- bluastre del Pleistocene medio-inferiore che ancora oggi sono utilizzate nell’industria laterizia. Le sorgenti d’acqua sono caratterizzate da corsi superficiali a carattere torrentizio e da vene sotterranee.

LA SCOPERTA

Nel 2007 durante i lavori per l’impianto di una linea del metanodotto, al di sotto dello strato agricolo, fu messa in luce una calcara, di cui si conserva parte della camera di combustione, probabilmente realizzata per produrre la calce necessaria per la costruzione di una casa privata, della quale persistono i ruderi. Quando fu realizzata la calcara era stato tagliato il terreno archeologico in cui erano conservati i resti di un insediamento preistorico di età Neolitica (V millennio a.C.) , sorto in prossimità dell’antico corso di un torrente tutt’oggi attivo.

COME FUNZIONA UNA CALCARA

La cottura del calcare o più comunemente della “pietra Viva” attestata dall’età romana, avveniva nelle “carcare”.Si tratta di fornaci costruite in pietra o semplicemente rivestite con la stessa calce che producevano, in cui venivano sistemate le pietre calcare. La camera di combustione di forma “a campana” poteva essere interrata e dopo la cottura essa veniva coperta con un tetto mobile, per essere trasformata in deposito. Quando la temperatura all’interno dalla fornace sale a più di 800 gradi, il carbonato di calcio della pietra, sotto l’azione del calore, si trasforma in ossido di calcio, cioè in “calce viva”, che trattato con l’acqua diventa calce bianca. Per l’uso della calcara è quindi necessario avere molta legna per produrre la giusta temperatura e acqua per ottenere il prodotto finito.

LA SEPOLTURA DI “MARTINO”

Quasi a metà della calcara è apparso il cranio reclinato su un lato, poi lo scheletro quasi integro (a parte la tibia destra e le ossa dei piedi) che giaceva seduto con gli arti inferiori distesi,le mani sul bacino e il torace e il cranio appoggiati al condotto verticale della canna fumaria.L’ individuo era stato deposto attraverso la canna fumaria, sul fondo del della calcara che era stata prima parzialmente svuotata, infatti si presentava sprofondato nella calce ancora fresca rimasta a fondo. Tra il cinto pelvico e il torace sono stati rinvenuti alcuni frammenti di metallo forse pertinenti una fibbia. Le modalità della particolare sepoltura e l’assenza di qualsiasi elemento riferibile ad un intento rituale hanno fatto ipotizzare l’intenzione di occultare il cadavere.

I CARATTERI DI “MARTINO”

Era un maschio alto m.1,82 di circa 35-39 anni. Lo studio antropologico e ergonomico, eseguito dal dott. Sebastiano Lisi, ha determinato che lo scheletro non riporta segni di particolari stress o particolari lavori e/o artigianali, tuttavia gli arti presentano alcuni indicatori che mostrano un’intensa attività ippica, di “cavaliere?” o di “conducente di carri?”. Sul cranio o sulle orbite sono presenti alcune tracce (criba cranii e orbitalia) riferibili a deficit nutrizionali o a forme di anemie dovute a malattie come la malaria. I denti risultano danneggiati da ipoplasia dello smalto causato da carenza di vitamina D, da alcune carie, e da un granuloma contratto prima della morte. Sullo scheletro non vi sono segni di morte violenta provocata dall’uso di armi o da colpi contundenti.

L’ETÀ DI MARTINO

Su un campione osseo è stata eseguita dal CEDAD Università del Salento, una datazione C14 calibrata che ha permesso di datare il periodo di vita e di morte di “Martino” risalente al 1450- 1650 d.C.. La calcara è stata probabilmente costruita nel corso del XVI sec.

Testi: dott.ssa Maria Clara Martinelli della Sovrintendenza BB. CC. di Messina

La foto del "ritrovamento" e quella dell'esposizione al pubblico

Articoli di settembre e luglio 2008 - Articolo di novembre 2008